Corpus dei testi urartei. Volume V

Revisione delle epigrafi e nuovi testi su pietra et roccia (CTU A) . Dizionario Urarteo . Schizzo grammaticale della lingua Urartea

Auteur(s) : Salvini Mirjo

160,00 €

Ce volume complète le “Corpus des textes urartéens”, dont la publication a commencé il y a huit ans. Les trois premiers volumes traitent des textes cunéiformes sur pierre ou sur paroi rocheuse (Vol. I, I testi; Vol. II Thesaurus; Vol. III Tavole, Roma 2008) ; le quatrième volume recueille les textes sur d’autres supports et l’étude paléographique des inscriptions (Vol. IV, Iscrizioni su bronzi e argilla. Paleografia, Roma 2012). Depuis leur publication, de nouvelles inscriptions se sont ajoutées au corpus grâce aux découvertes de ces dernières années. Plusieurs épigraphes ont été collationnées in situ ou dans les musées, et de nouvelles interprétations rendent nécessaire une mise au jour du materiel textual, avec un commentaire philologique accru.

Le cinquième et dernier volume de l’ouvrage présente également, pour la première fois, un dictionnaire complet de l’urartéen, ainsi qu’une grammaire qui tient compte du progrès de l’interprétation de la langue. L’un et l’autre se réfèrent directement aux textes du corpus et complètent la littérature précédente.

    Collection : Hors collection

  • Publication 2018
  • ISBN 978-2-7018-0548-1
  • Support Livre relié
  • Num. dans la collection 8-5
  • Nombre de pages 504
  • Illustrations noir & blanc

I PARTE – Revisione delle epigrafi su pietra e roccia. Dal 2008 sono venute alla luce non poche nuove epigrafi cuneiformi urartee che permettono ricomposizioni di testi e nuove letture. Numerose correzioni ai testi già pubblicati e alle traduzioni, e proposte nuove interpretazioni di passi oscuri.

Nuova documentazione fotografica ha permesso una rinnovata riflessione sugli aspetti paleografici, che erano stati a lungo trascurati dalla ricerca. Finora l’unico criterio generale di datazione relativa era costituito dai patronimici; il criterio paleografico permette ormai di andare oltre. La combinazione dei due criteri (patronimici e paleografia) consente di delineare una evoluzione cronologica individuando alcune fasi successive. Uno speciale capitolo di note paleografiche sui testi arcaici illustrano il passaggio dal ductus di Išpuini a quello di Minua (fine IX secolo). Dopo la fase “classica” dell’VIII secolo si assiste ad una evoluzione interna e ad un ritorno a forme arcaiche di alcuni segni cuneiformi, fenomeno che riguarda tutte le epigrafi dalla fine dell’VIII alla metà del VII secolo.

La riedizione dell’opera permette di aggiungere anche alcune autografie originali inedite di F.E. Schulz, il pioniere delle ricerche urartee (1827).

II parte – Il “Dizionario urarteo” si basa sul materiale aggiornato dei testi e fa riferimento alle concrete attestazioni delle singole parole.

Alle normali sezioni del lessico, quello urarteo in primis, seguìto dai termini espressi da sumerogrammi e da pochi termini accadici, si aggiungono note su particolari problemi lessicografici e paleografici. A li là della forma dei segni cuneiformi, i testi urartei offrono anche alcuni nuovi valori sillabici, che sono sconosciuti ai sillabari accadici noti, e che costituiscono un contributo all’edificio della scrittura cuneiforme in generale. Questo mostra la cultura degli scribi urartei, vuoi dei lapicidi e dei redattori di testi su bronzi e un paio di altri materiali, che hanno più o meno la stessa grafia, vuoi soprattutto degli scribi “corsivi”, vale a dire su tavolette e bulle d’argilla.

Il Dizionario si arricchisce di una “Lista di funzionari e nomi di mestieri”, che mostrano ad un tempo la complessità della società urartea e la difficoltà di comprendere il significato di nomi e funzioni.

Un dizionario inverso, “Italiano-Urarteo”, aggiunto in calce, ha lo scopo di riscontrare il tipo di lessico contenuto nei testi e la quantità delle parole conosciute e di quelle dal significato incerto. Il lessico e le iscrizioni sono principalmente di contenuto bellico, in misura minore relativi all’edilizia, alla religione, o all’amministrazione dello stato.

La III parte, “Schizzo di grammatica urartea”, conclude il volume. Questa non può essere una esposizione né sistematica né esauriente, poiché il materiale linguistico a nostra disposizione non lo permette. È stato usato un metodo empirico. Le varie categorie grammaticali che è possibile individuare vengono espresse in quasi tutti gli studi mediante la terminologia in uso nelle grammatiche delle lingue indeuropee; ma si tratta di una lingua estranea sia al gruppo indeuropeo sia al gruppo delle lingue semitiche. Occorre pertanto di volta in volta cercare di interpretare desumendo dai contesti intelligibili.

Tutti gli studi linguistici e grammaticali della lingua urartea vengono qui tenuti presenti perché hanno contribuito alla lenta interpretazione della lingua, a partire dagli antichi ma ancora validi contributi di Friedrich, Goetze, Meščaninov e Melikišvili. Oggi ci troviamo non alla fine, ma nel mezzo degli studi su questa lingua appartenente, insieme al Hurrito, ad un ceppo isolato, nel più vasto ambito delle lingue definite “asianiche”; e non possiamo adagiarci nella contemplazione di qualche risultato definitivo. La sola stretta regola sottesa a tutta l’opera è di mantenere fedeltà al testo, alla realtà epigrafica, e di corredare ogni definizione grammaticale con esempi tratti da passi più o meno comprensibili. Ogni esempio è naturalmente tratto dal corpus dei testi e non dalla letteratura secondaria.

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